Presentazione del dirigente scolastico

Non uno di meno

 

Chiunque abbia amato la propria professione di insegnante sa che la prima ed ultima preoccupazione di ogni giornata lavorativa è quella di non aver lasciato nessuno dei bambini indietro, non aver lasciato nulla di intentato ed averlo fatto rispettando, dei bambini l’unicità, la realtà sociale e familiare, le condizioni emotive ed affettive.

Ebbene cambiando ruolo questa diventa una occupazione generalizzata, non più solo all’interno di una classe, l’obiettivo diventa rendere sistemico questo pensiero e sistemiche le pratiche connesse.

La Costituzione Italiana recita principi  (artt. 2, 3, 9, 30 e 33) attuali ma che vanno tutti inverati attraverso pratiche che le Autonomie scolastiche nella loro discrezionalità devono saper rendere esigibili attraverso azioni concrete realizzando quel successo formativo che fu alla base del grande rinnovamento della stagione della autonomia scolastica.

Il percorso di un istituto comprensivo accompagna una stagione evolutiva delle bambine e dei bambini che è fondamentale, stagione in cui le bambine ed i bambini pongono le basi per costruire ciò che sarà il loro percorso formativo e di vita.

La nostra responsabilità è dunque altissima e noi tutti dobbiamo prefiggerci lo scopo di essere all’altezza dei compiti istituzionali che sono richiesti alla istruzione pubblica di stato fortemente voluta dai Padri Costituenti che con essa vollero dare vita ad un paese libero e laico e ad un mondo in cui ci fosse posto per tutti.

Alla scuola tuttavia oggi è richiesto molto di più, d’essere all’altezza delle sfide della società della conoscenza, di saper fornire una chiave di lettura della società liquida, una scuola-tuttologa all’altezza della complessità dei tempi che viviamo.

Nell’affrontare questa sfida difficile ma entusiasmante al tempo stesso ci sono alcune idee-guida che fungono da stelle polari di scelte fondanti.

Intanto il fatto che non tutti i nostri allievi sono uguali, non arrivano a scuola con punti di partenza omogenei. Soprattutto arrivano già profondamente strutturati in conseguenza delle condizioni socio-culturali in cui sono cresciuti nei primi tre anni della loro vita.

Questa semplice constatazione è l’unico e corretto punto di partenza su cui innestare una osservazione che sia rispettosa dei bambini e delle bambine, non giudicante, rispetto alla loro provenienza; questa capacità è la nostra carta di presentazione, la nostra capacità di accoglienza perché “Se si perde loro (gli ultimi) la scuola non è più scuola. E’ un ospedale che cura i sani e respinge i malati”.

La diversità irripetibile di ognuno va accompagnata nel percorso di crescita a svilupparsi verso il miglior modo d’essere per sé, a scoprire se stessa, i propri bisogni, la propria volizione, i propri talenti. In ogni bambina ed in ogni bambino c’è già tutto ciò che occorre ad essere il meglio di sé: il nostro compito è farlo uscire fuori, questo sé meraviglioso. Questo è il compito di ogni educatore: essere un facilitatore, un accompagnatore, una guida, un maieuta.

L’educazione, l’emancipazione verso la propria evoluzione di individuo non è mai un processo teorico e neppure solitario: esiste realmente come processo collettivo.

E in tal senso la nostra responsabilità di adulti è immensa e richiede una riflessione costante sulla congruenza dei nostri comportamenti di educatori: l’esempio che diamo, la capacità di condivisione tra noi adulti e tra adulti e bambine e bambini, la nostra disponibilità a metterci costantemente in discussione, coscienti di essere in un percorso di crescita continuo, la nostra capacità di apprendere sempre e comunque sono elementi imprescindibili nella costruzione di un processo di crescita sano e positivo.

Abbiamo il dovere di offrire alle nostre allieve e ai nostri allievi una gamma, la più vasta possibile, di opportunità di formazione e di esperienza perché è su queste che loro si cimenteranno sperimentando se stessi, le proprie attitudini, le proprie frustrazioni, la propria motivazione nel loro percorso di crescita.

Offrire opportunità significa essere all’altezza del senso di meraviglia dei bambini, delle loro osservazioni spiazzanti, del dolore inespresso, della loro capacità di gioire con poco.Essere all’altezza di tutto ciò richiede a noi educatori una cura costante della nostra anima e delle sue frustrazioni, della nostra fatica, una manutenzione costante delle nostre conoscenze, una disponibilità a non interrompere l’incontro con l’altro, chiunque esso sia, alunno, genitore o collega.

E’ con queste considerazioni e con l’impegno ad essere un facilitatore di questo processo che auguro a noi tutti un sereno anno scolastico all’insegna della cooperazione collettiva in vista del raggiungimento di obiettivi che sono a cuore a noi tutti.

il Dirigente Scolastico dr.ssa Erika Picariello

 

 

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